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La Fifa avvisa il Brasile, vietati i messaggi religiosi sulle maglie

Niente messaggi religiosi sulle magliette. La Fifa  ha intimato alle squadre partecipanti ai Mondiali di evitare l'esibizione di t-shirt con slogan politici, religiosi o comunque privati. Una norma che si scontra soprattutto con l'abitudine dei calciatori brasiliani di manifestare esplicitamente il loro rapporto con la religione. Nella rosa della nazionale del ct Carlos Dunga, che il 15 giugno esordirà in Sudafrica contro la Corea del Nord, pare in costante aumento il numero dei fedeli delle chiese evangeliche pentacostali.

 

Dai Mondiali 2002 in Corea e Giappone, del resto, Kakà  esulta esibendo la t-shirt con la scritta “I belong to Jesus” (“Io appartengo a Gesu”). “Ci hanno chiesto di obbedire al regolamento”, ha spiegato Rodrigo Paiva, responsabile della comunicazione della Cbf, la federazione brasiliana. La Cbf ha cominciato a considerare l'argomento in maniera approfondita un anno fa. Il difensore interista Lucio, dopo la finale della Confederations Cup vinta in rimonta 3-2 contro gli Usa, “celebrò” un rito al centro del terreno di gioco dello stadio Ellis Park di Johannesburg. Iniziativa provocò la reazione di alcuni dirigenti della Fifa. Dal quartier generale verdeoro si fa sapere che il regolamento verra' rispettato. Ma se il Brasile  dovesse conquistare il sesto titolo mondiale della propria storia “non ci sarà modo per impedire le manifestazioni di fede”.